Voglio, posso, devo

Voglio, posso, devo

La vita ci costringe a prendere decisioni di tanto in tanto. Uno è in grado di risolvere al volo anche le questioni più complesse, mentre per l’altro scegliere una suoneria per il cellulare è già un problema. La scelta è una cosa difficile, quindi spesso cerchiamo di evitare una risposta diretta o di rimandare il momento in cui è necessario dire un «sì» o un «no» deciso. Qual è la ragione dei nostri eterni dubbi e come possiamo imparare a prendere decisioni?

7 TRAPPOLE DELL’INDECISIONE

È bello quando non dobbiamo decidere nulla o avere qualcuno che lo faccia per noi. E se non lo facciamo? Allora ci troviamo al bivio come i bogatari di una fiaba russa e pensiamo: se vai a destra, perderai il tuo cavallo, se vai a sinistra, perderai la tua spada, se vai dritto, non tornerai mai indietro… Ci sono così tanti «bivi» e «incroci» in giro che non è facile scegliere una direzione. Inoltre, c’è sempre qualche «buona ragione» che ci permette di rimandare la decisione. Le ragioni possono essere molteplici. Ma ne individuerei sette principali. In una certa misura, sono comuni a tutti noi. Le chiamo «trappole dell’indecisione».

1. L’euforia della possibilità

Dopo aver fatto una scelta a favore di una cosa, automaticamente rinunciamo a un’altra, guadagniamo qualcosa e perdiamo qualcosa. E più opportunità vediamo, più è difficile prendere una decisione: abbiamo paura di fare una scelta sbagliata e di perdere qualcosa. Per esempio, scegliamo un lavoro: ci troviamo di fronte a un mare di offerte eccellenti, una migliore dell’altra. In questa «euforia delle possibilità» procrastiniamo e rimandiamo la decisione: «E se domani arrivasse qualcosa di più interessante?». Ma mentre stiamo pensando, la situazione cambia e molto probabilmente dovremo considerare altre opzioni e condizioni.

2 L’onere dell’investimento

A volte ci rendiamo conto di aver preso la decisione sbagliata, che è ora di «svoltare di 180 gradi», ma continuiamo ad andare nella stessa direzione. Perché? Ci dispiace per i nostri investimenti: lavoro, denaro, tempo. Per esempio, siamo venuti al mare e piove tutta la settimana, le stanze sono fredde e scomode, il cibo è terribile. Vogliamo tornare a casa. In fondo ci rendiamo conto di aver scelto il posto sbagliato, il momento sbagliato, l’agenzia di viaggio sbagliata. Ma non siamo disposti a correggere l’errore e continuiamo a «soffrire per il denaro investito».

3. Paura di ripetere l’errore

Spesso, di fronte a una scelta, ricordiamo la nostra esperienza passata: una volta, in una situazione simile, abbiamo fatto un passo sbagliato, non abbiamo calcolato le possibili conseguenze. E il timore di calpestare lo stesso rastrello ci impedisce di agire. Ad esempio, stavamo preparando un progetto in tandem con un collega e lui ci ha deluso. Come facciamo a lavorare su un nuovo progetto? Proiettiamo i vecchi problemi sulla nuova situazione. E non riusciamo a decidere se prendere qualcuno che ci aiuti o lavorare da soli. E il tempo sta per scadere.

4. Guadagno a breve termine

A volte non siamo pronti a fare una scelta solo perché non vogliamo disturbare il nostro «benessere psicologico». E per sentirci bene ora, in questo momento, rimandiamo una conversazione spiacevole o accettiamo una decisione che non è davvero strategicamente favorevole per noi. Ad esempio, un’amica ci chiede di assumere un suo buon amico, che però non è chiaramente adatto a noi. Se diciamo «sì» — avremo un sacco di problemi in futuro, quando il ragazzo inizierà a lavorare per noi, diciamo «no» — rovineremo il nostro rapporto con l’amica già adesso. E prendiamo di nuovo tempo.

5. Conflitto di lealtà

A volte persone diverse o addirittura gruppi di persone ci chiedono azioni che si escludono a vicenda. Ad esempio, abbiamo concordato che sabato tutta la famiglia andrà a pescare — i bambini aspettano questa gita da un mese. Ma all’improvviso il nostro capo ci chiama e ci chiede di sostituire un collega. Cosa fare? Abbiamo degli obblighi nei confronti di ciascuna parte: a chi dobbiamo comportarci lealmente? Esitiamo, annaspiamo, cerchiamo di trovare un’opzione che ci permetta di rimanere buoni con tutti. Ma è impossibile. Per questo è importante stabilire delle priorità: soppesare l’importanza della situazione rispetto alle possibili conseguenze della nostra scelta. In questo modo sarà più facile prendere una decisione e spiegarla, sia a noi stessi che agli altri.

6. Inseguire l’ideale

A volte siamo ostacolati dal nostro perfezionismo, dal desiderio di scegliere l’opzione migliore tra tutte quelle possibili. Nella ricerca della perfezione, facciamo sempre paragoni e, di conseguenza, anche la scelta più semplice si trasforma in una scelta difficile. Ma ogni decisione è un compromesso, quindi dobbiamo fermarci a ciò che ci «soddisfa» e non è in contraddizione con i nostri obiettivi e valori, altrimenti rischiamo, come un asino di Buridan, di non muoverci più da lì.

7. Tra il male e il molto male

A volte dobbiamo scegliere tra due opzioni inequivocabilmente negative, e allora la nostra capacità di prendere decisioni è bloccata dalle emozioni negative: ci arrendiamo semplicemente nella disperazione e ignoriamo la scelta. Nel frattempo, l’importante è trovare la forza di fare questa scelta e andare avanti. Questo è meglio che nascondere la testa sotto la sabbia e aspettare che sia la vita a scegliere per noi, oppure, avendo perso tempo, dalla disperazione fermarsi a tale opzione, che si rivelerà molto peggiore sia della prima che della seconda.

5 chiavi di lettura per la decisione

Il problema della scelta è incredibilmente difficile, soprattutto quando si tratta di qualcosa di veramente serio: sul benessere dei propri cari, sul lavoro, sull’investimento di denaro. Ma trovarsi in uno stato di incertezza è emotivamente costoso e distruttivo per la psiche umana. Prima o poi si dovrà comunque scegliere.

Da molti anni osservo nella pratica come vengono prese le decisioni da chi ha successo e da chi tende a fallire — diciamo persone efficaci e inefficaci — e ho individuato cinque punti chiave. Chiamiamoli: consapevolezza, realtà, criterio, responsabilità, non alternativa.

1- Consapevolezza

Guardatevi intorno, guardate tra i ricordi delle persone che conoscete: quante persone ci sono tra noi che si lamentano costantemente della vita. Ma per cambiare qualcosa, bisogna innanzitutto rendersi conto di trovarsi in una situazione di scelta. Dopotutto, come diceva Eric Berne, «non ci sono problemi, ci sono decisioni non accettate».

Ad esempio, non siamo soddisfatti del nostro lavoro: posizione, stipendio, rapporti con i superiori. Ci sentiamo vittime, ostaggio delle circostanze. Ma c’è sempre una scelta: si può andarsene o restare. Se decidiamo di cambiare lavoro, ci attiveremo in questa direzione: cercheremo offerte di lavoro, pubblicheremo CV e così via. Se decidiamo di restare, penseremo a come cambiare la situazione a nostro favore: ripristinare i rapporti con il nostro manager, rivedere i termini del contratto e così via. O forse ci renderemo conto che è meglio lasciare «tutto com’è», ma in questo caso non ci sentiremo più una vittima, perché sarà una nostra decisione, una nostra scelta consapevole.

2. La realtà

Per prendere una decisione, è importante vedere un quadro oggettivo con tutte le sfumature, capire cosa sta realmente accadendo, e per questo bisogna lavorare sodo: raccogliere fatti, opinioni, argomenti «pro» e «contro».

Per le persone inefficaci, «affrontare la verità» è un compito quasi impossibile: la realtà le spaventa e iniziano subito a costruire difese psicologiche. Ricordate il bel re del film «Un miracolo qualunque»? Quando veniva informato della malattia della principessa o della situazione del regno, si tappava le orecchie, chiedeva di «non turbarsi» e mandava tutti dal ministro-amministratore.

Se fosse un «governante efficace», non si isolerebbe dalla realtà, qualunque essa sia. Al contrario, cercherebbe di raccogliere e valutare il maggior numero di informazioni possibili per capire dove può vincere e dove inevitabilmente perderà. Ma il momento della scelta non può essere rimandato all’infinito: tutto cambia, e dopo un po’ il quadro delle nostre possibilità sarà completamente diverso. È quindi opportuno darsi una scadenza, limitare i tempi del processo decisionale, altrimenti si rischia di perdere irrimediabilmente il momento.

3. Criterio

Dobbiamo fare una scelta, ma su quale base? Da cosa sono guidato, a cosa ambisco, cosa voglio veramente?

A mio avviso, i fattori più importanti sono tre: i nostri desideri («voglio»), le nostre opportunità e risorse («posso») e la nostra dipendenza dalle circostanze («devo»). Si possono paragonare alla troika russa, dove c’è sempre un cavallo principale, un cavallo di punta e un secondo cavallo. Così è per le scelte: c’è sempre qualcosa di primario e qualcosa di secondario. Quando siamo fermamente determinati con il nostro «voglio», i «posso» e i «devo» vengono tirati su di conseguenza. Se al momento qualcosa è molto «must», allora i nostri «posso» e «voglio» passano in secondo piano.

Ad esempio, se siamo decisi ad avviare un’attività in proprio, a prescindere dalle offerte di lavoro che riceviamo, non le prenderemo in considerazione: non rientrano nella nostra strategia.

Una persona comprende sempre la base per fare una scelta in una particolare situazione. Quando il criterio principale corrisponde a un obiettivo comune, a una missione, a una strategia personale, molte decisioni vengono prese molto più velocemente, «in automatico».

Una persona inefficiente, al contrario, si arrovella su ogni proposta, prende tempo, corre da una parte all’altra e intraprende azioni a volte direttamente opposte.

4 Responsabilità

Quando la decisione è stata presa, arriva la fase dei «dubbi finali». I dubbi sono propri di tutti, perché le conseguenze della nostra scelta possono essere molteplici: sia positive che negative. Scegliendo, dobbiamo rinunciare a qualcosa, temporaneamente o definitivamente. Se vogliamo fare una seconda formazione, significa ridurre le ore che trascorriamo con la nostra famiglia. Una decisione è sempre un rischio. Decidiamo e dobbiamo anche «pagare le bollette».

Una persona inefficace, ancor prima di prendere una decisione definitiva, inizia a rimuginare, a rimpiangere le occasioni perdute, a cercare di «annullare il risultato», a tornare indietro e ricominciare da capo o a rifiutarsi di scegliere del tutto. Non è pronto ad assumersi la responsabilità della propria scelta e cerca di condividerla con gli altri, facendo riferimento ai consigli di amici e colleghi, in modo che in caso di fallimento ci sia qualcuno a cui dare la colpa.

Le persone efficaci, al contrario, non scaricano mai la responsabilità sulle spalle di qualcun altro, quindi la fase dei «dubbi finali» è piuttosto breve per loro. Dall’esterno sembra che una persona di questo tipo faccia la sua scelta impulsivamente, quasi senza pensare, affidandosi soprattutto all’intuito. Ma la questione non sta solo nell’intuizione. Se cerchiamo una soluzione al problema, esaminando solo le opzioni e calcolando i loro pro e contro, non riusciremo mai a fare una scelta. Dobbiamo accendere la nostra immaginazione e dare a ogni opzione il suo «peso emotivo». Con questa fusione di emozioni e analisi, ci sarà spinta, eccitazione e il problema stesso si trasformerà in un interessante compito creativo.

5. Non alternatività

Quando facciamo una scelta, abbiamo solo una possibilità, ma dov’è la garanzia che saremo in grado di realizzarla? Quando iniziamo a mettere in pratica la nostra decisione, possiamo imbatterci in circostanze impreviste, sbagliare le nostre aspettative o fare calcoli errati. E per portarla a termine, dovremo mobilitare tutta la nostra volontà e le nostre risorse. Ma non tutti sono pronti per questo: ci sono persone che, di fronte alle prime difficoltà, rifiutano a metà strada. Per questo è importante non solo fare una scelta, ma anche realizzarla.

Una persona efficace si distingue per la multivarietà «in entrata» e la non alternatività «in uscita»: mentre la decisione non viene elaborata, è aperta al dialogo, in grado di percepire e analizzare il massimo delle informazioni, ma non appena la decisione viene presa, non se ne parla più: tutta l’attenzione è concentrata sulla sua attuazione, sul raggiungimento dell’obiettivo. Anche se la decisione si rivela non del tutto giusta, egli si attiene fermamente alla direzione scelta e va fino in fondo.

Ognuno di noi prende decisioni ogni giorno e il modo in cui le prende determina la nostra efficacia. Le nostre decisioni sono i mattoni della nostra vita: ogni decisione successiva si basa su quella precedente. È quindi molto utile analizzare le peculiarità del proprio «processo di scelta»: i propri limiti e punti di forza, per capire da cosa siamo guidati, cosa ci impedisce di affrontare questa o quella situazione, in quali trappole cadiamo, cosa diventa un ostacolo per noi. Avendo compreso questo, impareremo a «decidere correttamente», ad agire con maggiore libertà e sicurezza nella situazione di scelta.