La sorella è la chiave della felicità

La sorella è la chiave della felicità

Secondo numerosi studi psicologici, gli adolescenti che hanno una sorella hanno molte meno probabilità di essere insoddisfatti della propria vita. La spiegazione abituale è che le ragazze o le donne sono più emotive e più propense degli uomini a condividere i propri sentimenti. In realtà, l’amicizia femminile non è così migliore di quella maschile, è fondamentalmente diversa. Per esempio, un uomo è in grado di passare un’intera giornata con un compagno che è sull’orlo del divorzio senza fargli una sola domanda sulla moglie, sui figli, sul tribunale — niente di niente!

Ma ci sono altri modi per dimostrare la propria solidarietà: pescare insieme, guardare una partita di calcio, bere una birra. Chiedendo, ad esempio, del divorzio, si può inavvertitamente ferire ancora una volta, e l’amico può considerare la sua simpatia come un’umiliante condiscendenza.

Ma se parlare è necessario per sentirsi bene con se stessi, cosa c’entrano le sorelle? Qual è la differenza tra loro e i fratelli in questo caso?

Deborah Tannen, docente di linguistica alla Georgetown University, ha intervistato un centinaio di donne che avevano almeno un fratello. Tutte hanno dichiarato di essere tendenzialmente sincere con le sorelle, preferendole ai fratelli. Una ragazza ha raccontato che poteva passare ore al telefono con le sorelle per discutere della sua vita privata, mentre con i fratelli poteva parlare di notizie sui libri, di storia o di geografia. Una volta uno dei suoi fratelli l’ha addirittura chiamata alle 5 del mattino. È sicura che una chiamata così presto significhi che lui sta pensando a lei.

L’importante è il fatto della telefonata, cioè l’intimità mentale, non l’argomento della conversazione, conclude Deborah. Poiché uomini e donne condividono più cose intime con le sorelle che con i fratelli (e la conversazione non deve necessariamente riguardare questioni di cuore), questo fatto spiega perché le sorelle rendono le persone un po’ più felici.

Per saperne di più: consultare il New York Times